Il buongiorno si vede dal mattino… (1° parte)
Si svegliò tardi, gli occhi assonnati/arrossati e un leggero mal di testa. Si alzò e si diresse verso il bagno, grattandosi il culo. Si udì una lunga pisciata, lo scarico del cesso e il rubinetto aperto, per lavarsi mani e viso.
Si stava dirigendo in cucina, quando cacciò un rutto e la cena tentò di tornare nel piatto. Ci voleva qualcosa da bere.
Cercò un bicchiere; trovò solo un tazza da tè, dentro il lavandino. Aprì il frigo: c’erano un cartone del latte e una bottiglia di vino, piena a 3/4. La sua mano si diresse verso il cartone, esitò e infine scartò verso la bottiglia.
Bevve un sorso a collo e si congratulò con sé stesso per la scelta. Riempì la tazza a metà e ritornò, bevendo, in camera da letto.
Quando varcò la soglia, sputò il vino per terra. Gli era andato di traverso, vedendo una donna distesa, di spalle, sul suo letto. Era mora; non sapeva nient’altro.
« E tu chi cazzo sei? »
« Come chi cazzo sono? » rispose la donna voltandosi, « Dormo nel tuo letto e non sai neanche chi sono? »
« Scusami. Mi dispiace ma… davvero non mi ricordo. Ci conosciamo? »
« Ero alla festa, ieri sera. »
« Ah, la festa. Sei amica di… »
« No, non mi ha invitata il tuo coinquilino. Sono amica di amici… »
« Veramente quello stronzo non c’è mai. » Stava lottando con il vomito. « Organizza le feste, ma per il resto del tempo non c’è mai. »
« L’hai già detto. »
« Voglio dire… » si grattò la testa « Fino a ieri sera pensavo che fosse in giro per l’Europa con un sacco a pelo. Cioè… viaggia da solo e dorme in un sacco a pelo. »
« L’avevo capito. »
« Alla mattina faccio fatica a connettere. »
« È quasi mezzogiorno. »
« Anche al pomeriggio. Mi sveglio quando è sera e la notte raggiungo la mia massima lucidità. »
« Ah, l’ho notato: ieri sera sei entrato ubriaco fradicio e sei andato direttamente a letto. »
« Davvero? Non mi ricordo. »
« Quando sei entrato avevi una faccia incredibile, sembrava che dicessi: Ma chi cazzo sono questi? Cosa ci fanno in casa mia? »
La stava guardando attentamente, ora. È proprio una bella figa, pensò.
« Poi sei uscito dalla tua camera, qualche ora dopo. Avevi ancora i pantaloni. »
« Questo mi sembra di ricordarlo… cosa ho fatto, poi? »
« Avevi la sbornia triste. Hai aperto un pacchetto di patatine e hai fatto alzare un ragazzo dalla poltrona, insultandolo. »
« Davvero? »
« Sì. Hai acceso la TV e ti sei messo a guardare un film anni ’40 o ’30, mangiando patatine e bevendo i fondi delle birre abbandonate sul tavolino. »
« Cristo, no! »
« E invece sì. Eri una sagoma! » disse la donna, ridendo. « Eri così impegnato a guardare quel vecchio film… di cosa parlava? »
« Non lo so. »
Gli stava venendo l’uccello duro, avrebbe voluto trombarsela subito. Sarebbe stato un bel modo di iniziare la giornata. « Come sei finita a letto con me? »
« Non nel modo in cui pensi… »
« Non pensavo a niente. »
« Come no! Comunque ho esagerato anch’io ieri sera, col vino, e ho pensato di buttarmi nel tuo letto. Non ti ho dato fastidio, vero? »
« Cazzo, no! Scherzi? »
« Sei messo così male? »
« Cosa vuoi dire? Non sono messo male. Non è che sbavo all’idea di te e… voglio dire: sì, mi piacerebbe… cioè… »
« Vai ad aprire. »
« Come? »
« La porta. » disse la donna, indicando l’altra stanza.
« Non ho sentito niente. »
Un secondo dopo suonò il campanello. « Avevi ragione. »
S’infilò un paio di pantaloni di una tuta, marroni, e andò ad aprire. Era il postino.
« Salve. Metta una firma qui e… una qui. » Il postino aveva un sorriso beffardo.
Firmò, senza guardare cosa stava firmando. Poteva essere un patto col Diavolo o peggio, potevano vendergli un’enciclopedia. Per fortuna non ho firmato col sangue, pensò. Ti andrà meglio la prossima volta, Satana.
Tornando indietro pensò che forse la donna aveva sentito il suo rutto di prima. Forse era stato quello a svegliarla. Gli si ammosciò il cazzo.
Buttò la posta sul tavolo, qualche lettera cadde a terra. Chissenefrega.
Quando ritornò in camera da letto, lei era sparita. La cercò in bagno e poi nelle altre stanze… niente.
« Ehi, dove sei finita? » Non rispose nessuno, neanche l’eco.
Rimase immobile, in piedi, a fissare il vuoto per qualche minuto: c’era rimasto di merda.
Scese a comprare il giornale della domenica e tornò a leggerlo a letto, come faceva di solito.
Mentre si preparava il pranzo – semplice pasta al sugo – pensò a quello che gli era capitato nelle ultime 24 ore: era veramente successo? Era pazzo? Aveva ancora il numero del manicomio?
Non le aveva neanche chiesto come si chiamava.
Anche la tazza col vino era sparita.