Gonzo Report

Informazione non è conoscenza, conoscenza non è saggezza, saggezza non è verità, verità non è bellezza, bellezza non è amore, amore non è musica. La musica è il meglio.
sabato, 22 aprile 2006

Pentagon Strike

postato da bhikkhu alle ore 17:55 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
categoria: news of the world, inquietante


sabato, 22 aprile 2006

Il generatore di articoli di Libero...

Mark Landers & la Muppet ne hanno fatta un'altra delle loro, abbiamo scoperto che hanno intenzione di doparsi per battere la squadra pro-capitalista 'New Team', le compresse di steroidi proverrebbero direttamente da cellule di Al Qaeda sotto diretto controllo di Bin Laden che si sarebbero non solo infiltrate, ma addirittura avrebbero le redini del movimento saldamente in mano. Apprendiamo anche che Mark Landers & la Muppet vorrebbero trasformare l'Italia in uno zoo multiculturale con le loro idee sull'immigrazione, andando avanti cosi' le nostre mogli verranno svegliate nel sonno da un gruppetto di immigrati e stuprate fino a quando non indosseranno un velo, mentre noi maschi cristiani verremo legati e costretti a guardare il tutto finche ci sara' cresciuta una folta barba, questo tra l'altro, e' quello che propone il programma dell'Unione a pagina 145. Perche' Mark Landers & la Muppet non vanno a fare questo cose a Cuba, dal loro amichetto Fidel Castro? Dal 1960 Fidel si diverte a girare le tartarughe sul guscio e ad aspettare che muoiano, ecco perchè. E i loro argomenti li porterebbero all'arresto immediato, come ci ha raccontato Gianni Pinguì nel dossier esclusivo pubblicato da Libero il mese scorso.  Tutto questo non fa altro che ricordarci la pericolosita' di un paese in mano a Mark Landers & la Muppet. Filosofie terzomondiste che non farebbero altro che condannare il paese a ideologie sconfitte dalla storia in tutto il mondo, ma che evidentemente Mark Landers & la Muppet non sono ancora stanchi di sostenere. Complimenti.

Questo bellissimo articolo è frutto del geniale "Generatore di articoli di Libero", ideato da bucknasty. Lo potete trovare nel blog Hatingline, a questo indirizzo. Buon divertimento!
postato da bhikkhu alle ore 15:08 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: varie ed eventuali, politica, satira, consigli non richiesti, news of the world, bullshit


giovedì, 20 aprile 2006

Satira in supposte...

Ieri sera, a Matrix, Polito e la Finocchiaro si scontravano con la famiglia Addams...


postato da bhikkhu alle ore 16:23 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: politica, satira, news of the world, bullshit, inquietante


lunedì, 17 aprile 2006

Il Padrino...



Update: aggiungo 2 link a casaccio (o forse sono strettamente connessi al titolo e alla foto sopra riportati? Mah...). Il secondo è una piacevole lettura che vi consiglio. Consideratelo una specie di e-book...

postato da bhikkhu alle ore 19:04 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: politica, satira, news of the world, bullshit, inquietante, dossier berlusconi


domenica, 16 aprile 2006

Naufragio a ritmo di ragtime...

Titanic
Naufragio a ritmo di ragtime
Parte Seconda

15 aprile 1912, ore 00:05

La nave era arretrata per cinque minuti, dopo lo scontro con la montagna di ghiaccio. Cinque minuti di rinculo.
Venti minuti dopo, il comandante E.J. Smith aveva la piena consapevolezza che il Titanic fosse irrimediabilmente perduto: cinque compartimenti stagni della nave si erano allagati in pochissimo tempo – se se ne fossero allagati soltanto quattro, la nave avrebbe potuto tentare di proseguire verso la salvezza.
Alle ore 00:05 il pavimento del campo di squash sul ponte F era allagato fino a 10 metri al di sopra della chiglia. Un vero peccato.
L’acqua gelida del Nord Atlantico entrò in contatto con le altissime temperature della sala caldaie, provocando esplosioni a catena. Gli uomini dell’equipaggio presenti nelle caldaie andarono incontro ad una morte orribile, come è facile immaginare.
Ad avvisare i passeggeri furono camerieri e membri dell’equipaggio – sul Titanic non esistevano altoparlanti. Il panico si diffuse rapidamente: un iceberg non è affare da poco, quando ti scontri con una di queste montagne galleggianti c’è ben poco da fare. Le esplosioni nelle caldaie avevano ulteriormente scosso gli animi, in molti percepirono l’incombere della tragedia.
Per calmare la gente, l’orchestra del Titanic cominciò a suonare un ragtime nel salone della prima classe, poco dopo la mezzanotte. Sia il direttore Wallace Hartley che gli otto membri dell’orchestra avrebbero suonato fino al completo affondamento della nave, pienamente consci d’essere in punto di morte.

15 aprile 1912, ore 00:25
« Il Titanic affonderà in poco più di due ore. » disse il comandante Smith, sconvolto. « La nave più vicina, il Carpathia, si trova a quattro ore di distanza. »
I presenti nella cabina di comando rabbrividirono, sbiancarono letteralmente. L’affermazione del comandante era una condanna a morte per molti di loro.
« Preparate le scialuppe » disse con voce più ferma che poteva, « e fate salire per primi donne e bambini. »
Si voltò quindi verso Bruce Ismay, uno dei realizzatori del Titanic, e lo fulminò con lo sguardo. In origine, il lussuoso Titanic era dotato di un numero di scialuppe tale da poter accogliere tutti i passeggeri. Fu Ismay a decretare che se ne portassero di meno, per una ragione estetica e di spazio sui ponti. Solo metà dei passeggeri, in caso di pericolo, avrebbero potuto salvarsi, considerazione che non preoccupava Ismay, convinto dell’inaffondabilità del Titanic.
« Si rende conto di cos’ha fatto? Non ci sono scialuppe a sufficienza per tutti i passeggeri. »
« Come potevo immaginarlo? Il Titanic era inaffondabile… non sapevo… come potevo immaginarlo? » rispose Ismay piagnucolando. Si produsse in un borbottio, una specie di litania assente: « Il Titanic… inaffondabile!... com’è possibile?... no, non può essere… il Titanic… »
Era stato lo stesso Ismay a spingere il comandante ad avanzare alla massima velocità, per anticipare l’arrivo in America e battere la concorrenza. A velocità inferiore, il Titanic avrebbe potuto evitare sicuramente l’impatto.
A causa del panico che attanagliava i passeggeri, molte scialuppe furono calate in mare con pochissime persone a bordo.
In breve si scatenò il parapiglia: la folla smaniava per imbarcarsi sulle scialuppe di salvataggio; c’era chi spingeva, chi strattonava, chi allungava le mani per afferrare quelli che già sedevano nelle scialuppe.
Fleet sparò ad uno di questi, che stava per trascinare in acqua una vecchia signora. Servì a calmare per un po’ gli animi degli astanti.
Ismay, che nel frattempo si era riavuto dal torpore, si fece largo a spintoni. Fece cadere Miss Moneypenny, la quale batté la testa e svenne. Non se ne curò e proseguì anzi verso la scialuppa, dove si nascose come un ladro.
J.B. era agitato ma lucido. Il fatto che si facessero imbarcare prima donne e bambini lo preoccupava non poco: la stragrande maggioranza degli uomini sarebbe affondata con la nave. Ma intravide una possibilità di scampo nell’incidente capitato a Miss Moneypenny.
La raccolse, fingendo di volersene prendere cura, e la trascinò dentro una cabina incustodita. Lì la spogliò e ne indossò i vestiti, compreso il largo cappello che ne avrebbe nascosto i lineamenti.
« Sono i tempi, mia cara: la ricca e rampante borghesia americana è destinata a soppiantare la nobile ma decaduta aristocrazia britannica. È il destino, e io sarò il tuo. Perdonami. »
Detto questo le mise in una mano la bustina con la polvere bianca. Se si fosse svegliata, ne avrebbe avuto bisogno.
Si precipitò verso le scialuppe e riuscì a trovare posto accanto ad Ismay. I due si guardarono negli occhi, ma nessuno aveva il coraggio di smascherare l’altro, né tanto meno l’intenzione.
Le scialuppe si allontanarono velocemente dalla nave che affondava, per paura di essere risucchiate, lasciando il resto dei passeggeri in balia degli eventi.

15 aprile 1912, ore 2:30
Più della metà dei passeggeri rimase a bordo del Titanic. Sul ponte regnava un silenzio spettrale, rotto solamente dal pianto delle donne affrante, mentre gli uomini fissavano il vuoto, costernati. Si guardavano l’un l’altro, senza vedersi veramente.
Un tale Eugene Daly, passeggero di terza classe, intonava “Il Lamento di Erin” con la sua cornamusa irlandese, come aveva fatto l’11 aprile al momento di lasciare il porto di Queenstown, come ultimo addio all’Europa. Questa volta era alla vita che diceva addio.
L’orchestra del Titanic stava ancora suonando un ragtime, quando la nave cominciò ad inclinarsi seriamente.
La dinamica dell’affondamento fu impressionante, una scena apocalittica: essendosi scontrato con l’iceberg nella parte anteriore destra e poi lungo buona parte del fianco, il Titanic cominciò ad imbarcare acqua a prua. La nave si inclinò quindi in avanti, sollevando in modo impressionante la poppa. Centinaia di persone cercarono invano di evitare la fine scalando la coperta della nave, diretti verso la poppa che si alzava sempre più.
Arrivato ad una certa inclinazione il Titanic si spezzò nell’esatta metà, come fosse un grissino, e la parte posteriore ricadde violentemente sullo specchio d’acqua. Dopo pochi secondi, riprese nuovamente ad alzarsi verticalmente, per poi inabissarsi a velocità impressionante.
Alle ore 2:30 del 15 aprile 1912 il Titanic, martoriato, giaceva silenzioso in fondo all’Oceano Atlantico, monumento funebre per gli oltre ottocento passeggeri periti nella sciagura e simbolo della più grande sconfitta tecnologica dell’uomo.

15 aprile 1912, ore 3:40
La richiesta di soccorso era stata inoltrata dal Titanic alle ore 0:25. Arthur Henry Rostron, comandante del Carpathia, non perse tempo e ordinò di fare marcia indietro e di dirigersi a tutta velocità verso il luogo del naufragio. Sarebbe passato alla storia come uno degli incontrastati eroi della vicenda.
« Bisogna limitare il consumo di luci e riscaldamento all’interno della nave. » disse Rostron pensieroso, accarezzandosi la barba. « Ci occorre tutta l’energia possibile per aumentare la velocità. »
« Sgomberate il ponte della nave. » aggiunse. « Liberatelo da ogni oggetto superfluo. Preparate una sala per i medici di bordo, coperte e cibo caldo. »
La scena che si presentò al Carpathia quella maledetta alba del 15 aprile fu indimenticabile: le minuscole scialuppe dei sopravvissuti galleggiavano silenziose nell’immensità dell’oceano, dominato da almeno due dozzine di enormi iceberg alti più di 60 m. Non galleggiava in superficie nemmeno un frammento del relitto, la nave era affondata trascinando tutto con sé.
Videro un solo cadavere in acqua, nessuno era riuscito a sopravvivere in quel mare gelido. Era quello di Eugene Daly, ancora aggrappato alla sua cornamusa irlandese, nell’ultimo disperato tentativo di rimanere aggrappato alla vita.



Cliccate la prima pagina dell'Onion e leggetevi il divertente
articolo dal titolo "Did Jazz Sink The Great Ship?"...
postato da bhikkhu alle ore 13:33 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: racconti, storia


Chi sono

Utente: bhikkhu
Nome: Bhikkhu
Nasce il 16 agosto 1920 ad Andernach, Germania, come aveva sempre desiderato, da una famiglia di origini Samoane, ma si trasferisce due anni dopo a Los Angeles, stufo dello stile di vita dei compaesani. Alla Junior High School si distingue per il precoce talento letterario, grazie anche al fatto di aver copiato tutti i temi dalle storie di Topolino. Si diploma stancamente alla L.A. High School e a 17 anni le sue qualità atletiche vengono notate da diversi allenatori di squadre universitarie. Si trasferisce quindi a New York, per frequentare la Horace Mann Preparatory School for Boys, ma soprattutto per sfuggire lo stile di vita dei concittadini di L.A. Alla Horace si distingue per le molestie ai ricchi ragazzi ebrei e per gli articoli sul giornale della scuola, che trattano di sport, musica e cucina emiliana. Nel settembre 1940 entra alla Columbia University di New York, grazie alle sue doti sportive. All’estate del 1941 risalgono i suoi primi vagabondaggi: si mette a girare in autostop fino a Boston. Viene messo fuori squadra a causa delle scarse presenze agli allenamenti; decide di abbandonare l’università. Nello stesso anno i Jap bombardano Pearl Harbor e gli USA entrano in guerra. Vorrebbe arruolarsi, ma sbaglia metà delle risposte nel test psico-attitudinale; ancora oggi si domanda come sia stato possibile. Nel 1943 gli USA decidono di ricorrere anche ai malati di mente, così Bhikkhu ha la sua occasione. Si dimostra subito insofferente alla disciplina militare, esce quindi dai ranghi per andare a leggere in biblioteca; ottiene così il congedo. Alla fine del conflitto si trasferisce in Italia, stanco dello stile di vita Yankee, dove riesce a sopravvivere 2 anni lavorando solo per 3 settimane. Ricomincia a vagabondare, facendo l’autostop e saltando sui treni merci, e comincia a scrivere i primi romanzi, con l’ausilio della benzedrina. Si dedica al traffico di droga e allo sfruttamento della prostituzione, ma nel 1947 viene arrestato per un giro di assegni falsi e condannato a una lunga pena detentiva, durante la quale scrive 4 romanzi che, per mancanza di fondi, non può nemmeno inviare agli editori. Appena libero si mette a cercare lavoro; prova centinaia d’impieghi, senza trovare quello giusto, finché non s’imbarca in una nave da crociera e s’inventa il lavoro di cantante, accompagnato al piano da un amico fedele, per pagarsi il viaggio di ritorno in America. Giunto a Manhattan, ricomincia a vagabondare da una parte all’altra del paese, tornando infine a Los Angeles. Qui fonda il primo Fight Club, dove può finalmente sfogare la propria passione per le risse da bar. Già che c’è, fonda anche gli Hell’s Angels, per gli amanti sì delle risse da bar, ma anche delle moto veloci, dei tatuaggi e dei capelli lunghi e unti. Nel 1959 partecipa alla rivoluzione cubana, forte degli ideali anarco-comunisti che lo pervadono. Si trasferisce a San Francisco per aprire l’ennesima succursale del Club, ma viene colto da un’improvvisa crisi mistica: ripudia la violenza e fonda invece un movimento pacifista (1962); sono gli anni del suo pesante consumo di marijuana. Durante i 60s scompare e non si hanno più notizie di lui (si narra che abbia attraversato l’America Latina in motocicletta) fino al ‘67, quando partecipa al festival di Monterey. Ritorna all’università, col solo scopo di formare i movimenti studenteschi per la pace e il sesso libero. Nel ‘68 partecipa alla fondazione dei Seattle Seven e organizza il festival di Woodstock; viene costretto all’esilio a causa delle attenzioni della CIA. Ritorna in Italia e anche qui fomenta le rivolte studentesche; ormai la destra reazionaria lo vuole morto, per cui si trasferisce in Norvegia, dove sposa una bella stallona scandinava. Il rapporto si logora in fretta, non c’è comunicazione (non ha mai imparato il Norvegese), ma resiste fino al ‘72, grazie al sesso di ottima qualità che praticano. Pur di sfuggire allo stile di vita norvegese, scende a patti con la CIA e accetta di fare la spia oltre cortina; fallisce tutte le missioni che gli vengono assegnate e viene così congedato (una commissione stabilì che non le fallì appositamente, ma che non era effettivamente in grado di portarle a termine). Nei 70s introduce la cocaina anche in Italia e, alla fine del decennio, riporta in auge l’eroina. Viene arrestato e condannato a una lunga pena detentiva; durante questo periodo scriverà diversi libri, romanzi e racconti, saggi culinari e haiku. Alla scarcerazione, si trasferisce a San Pedro (California), dove risiede tuttora e dove continua a scrivere le sue pazze storie. È stato recentemente investito del titolo di Imperatore di Samoa, eletto sindaco di Tikrit e candidato al Premio Nobel per la Pace, per meriti non ancora specificati…


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